martedì 24 marzo 2009

LA COMMISSION EUROPÉENNE REGRETTE QUE LA DIRECTIVE DU 28 NOVEMBRE NE PUISSE PAS ENCORE S'APPLIQUER À L'ÉVÊQUE WILLIAMSON

BRUXELLES— L'évêque intégriste britannique Richard Williamson doit prendre garde car ses thèses négationnistes constituent un délit dans plusieurs pays, même s'il peut circuler librement dans l'Union européenne, a averti vendredi la Commission européenne.
"Je signale que dans la plupart des Etats, le négationnisme peut être poursuivi. Les juridictions nationales sont compétentes pour condamner le négationnisme", a souligné le commissaire européen à la Justice Jacques Barrot lors d'un point presse à l'issue d'une réunion des ministres de la Justice européens.
"Si Mgr Williamson tient des propos négationnistes en France, il relève de la loi française qui punit le négationnisme", a ajouté le commissaire.
Une enquête a été ouverte en Allemagne, où Mgr Willamson a exposé ses thèses dans un entretien accordé à une chaîne de télévision suédoise. La ministre allemande de la Justice Brigitte Zypries n'a pas exclu jeudi que des poursuites puissent être engagées contre l'évêque négationniste "dans le cadre d'un mandat d'arrêt européen".
Jacques Barrot a regretté qu'une loi européenne du 28 novembre 2008 qui punit pénalement, sous certaines conditions, l'apologie du négationnisme comme incitation à la haine raciale ne puisse pas encore être appliquée, car elle doit encore être transposée dans les législations nationales.
"Je déplore que dans des pays démocratiques comme les nôtres, des procédures prennent des mois, voire des années, pour pouvoir être appliquées", a aussi commenté le ministre tchèque Jiri Pospisil.
Mais même si la législation européenne était déjà transposée, elle laisse un large champ d'action possible aux négationnistes.
Au nom de la liberté d'expression, la Grande-Bretagne, l'Italie, l'Irlande et la Suède ont obtenu que la loi européenne limite les sanctions aux seuls comportements négationnistes qui "s'exercent d'une manière qui risque d'inciter à la violence ou à la haine d'un groupe de personnes".
Ainsi, prétendre comme Mgr Williamson que les chambres à gaz n'ont pas existé n'est pas répréhensible au Royaume-Uni, a-t-on expliqué auprès de la Commission.

AFP 1er mars 2009
http://www.google.com/hostednews/afp/article/ALeqM5hCdcg56XW07eSnFuOn1lLUa4eVDg

sabato 14 marzo 2009

Edizione del 14 marzo 2009


Edizione del 14 marzo 2009, oggi in edicola:
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La protesta del collettivo antifascista
Foibe, salone negato al dibattito negazionista


Fermo E’ diventato un caso l’incontro organizzato per ieri sera alla sala multimediale di Fermo ed organizzato dal collettivo antifascista del Fermano. L’organizzazione aveva prenotato la sala e ricevuto regolare autorizzazione per un dibattito negazionista sul dramma delle Foibe, con ospite Alessandra Kersevan. Un incontro che ha visto insorgere movimenti di destra della zona. Su tutti, il dirigente nazionale di Azione giovani Andrea Putzu, che si è definito “indignato per l’iniziativa”. Fatto sta che ieri mattina l’autorizzazione è stata ritirata con un’ordinanza del sindaco e la sala multimediale è rimasta chiusa. Niente sala, niente incontro.

Una scelta improvvisa, per l’inopportunità dell’incontro, alla quale il collettivo organizzatore ha reagito ieri alle 21 con un’iniziativa proprio in Via Mazzini. I giovani dell’organizzazione si sono dati appuntamento davanti alla sala multimediale per protestare contro la sede negata. “Una decisione assurda - dicono dal collettivo - anche perchè la sala prima ce l’avevano concessa”. Esprime invece soddisfazione Andrea Putzu: “Sono soddisfatto che il sindaco di Fermo, persona responsabile, abbia deciso di ritirare la concessione della sala. Un amministratore deve dare questi esempi positivi per impedire che tesi vergognose ed assurde trovino spazio nelle nostre città. Queste discussioni non fanno bene alla storia dell’Italia. Il dramma delle Foibe è emerso faticosamente dopo decenni di indifferenza e finalmente è stato riconosciuto con legge dello Stato, così che oggi tutti possano ricordare ogni anno la tragedia degli esuli d’Istria Fiume e Dalmazia. Mi auguro davvero che voci ed iniziative così vergognose, che tentano di manipolare e cancellare la storia, non trovino mai spazio nel nostro territorio come in nessuna città italiana”.

P.PIER.,


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