mercoledì 28 maggio 2008

LA SAPIENZA, IL CASO FIORE

IL MODELLO TERAMO-FAURISSON REITERATO A DISONORE DELLA LIBERTA’ DI INSEGNAMENTO E DI CONFRONTO NEGLI ATENEI.

I giovani di sinistra accusano quattro forzanovisti di aggressione con “spranghe, coltelli, cacciaviti”; i forzanovisti negano e contro accusano; la Digos sembra aver fornito una versione dei fatti più vicina a quella dei militanti di destra, basata sulla sequenza: copertura in via De Lollis dei manifesti della conferenza di Fiore da parte dei collettivi studenteschi, insulti dei Forzanovisti sopraggiunti a bordo di una auto, e arrivo sul luogo dell’aggressione verbale, in soccorso dei giovani dei collettivi, di “altri ragazzi provenienti dall’Università, per poi scontrarsi fisicamente con gli elementi di destra”. Una foto, citata dall’agenzia ADN Kronos, confermerebbe il tutto.

Si può credere o no alle anticipazioni di fonte Digos. Si può sostenere che per ora tutto è incerto. Si possono aspettare gli esiti del processo per direttissima per “rissa aggravata” contro 4 di Forza Nuova e 2 dei collettivi studenteschi, deciso dalla magistratura.

Ma un fatto è sicuro al 100 per cento: il primo, vero responsabile di quanto accaduto è il prorettore Luigi Frati che – assente Guarino in missione all’estero - ha negato l’aula per la conferenza di Fiore prima con il pretesto della minaccia per l’ordine pubblico, e poi col fatto che il manifesto di convocazione della conferenza sulle foibe conteneva il disegno di un pugnale. Due alibi che non reggono: il pugnale c'è, ma dentro il logo dell'organizzazione che ha promosso l'iniziativa. E' forse la prima volta che quel distintivo viene usato da "lotta universitaria"? Perché non accorgersene prima, magari durante la campagna elettorale studentesca? E basta un disegnino a censurare completamente un dibattito? Quanto all'ordine pubblico, in verità sarebbe stato dovere del prorettore difenderlo, chiamando la polizia a garantire il diritto costituzionale dell’eurodeputato Fiore a parlare nell’Ateneo di Roma. Invece Frati, violando anche l’autonomia della Facoltà di Lettere, il cui Preside giustamente aveva concesso l’aula all’iniziativa, ha chiuso le porte de La sapienza a un legittimo dibattito. Sulle foibe, tema sul quale un altro convegno, di segno opposto, sembra si fosse svolto in precedenza proprio a Lettere: a ciascuno le sue idee e le sue argomentazioni.

E’ il bis del papa, in un ateneo il cui logo è stato interpretato da qualcuno come un ex angelo trasformato in testa di caprone. Ed è il bis di Teramo, dove l’altr’anno, con lo stesso modello – un rettore che interrompe un servizio pubblico pur di non far parlare il prof. Faurisson, invitato a un master che aveva offerto ospitalità a sei sette esponenti e studiosi della comunità ebraica, Dan Segre l’ambasciatore israeliano, Pisanty, Colombo, Pezzetti … – ha scatenato un putiferio in un bicchier d’acqua, vista l’assoluta indifferenza – ed anzi per molti versi, contrarietà alla censura - della popolazione teramana e degli studenti per l’operato del rettore.

A Teramo concorse al fattaccio la solita stampa pseudoprogressista. A Roma, lo scenario è tale e quale: alle spalle di quanto accaduto in effetti, si intravede benissimo il lavorio strategico di due giornali scottati dal travolgente successo del centrodestra alle ultime elezioni nazionali e romane: Repubblica e Unità. Su Repubblica di ieri (che nelle pagine interne accostava la notizia palermitana dell’accoltellamento infame di un giovane gay da parte del padre, a quella romana di Alemanno contrario la sponsorizzazione del Gay pride: ma che c’entra?) Simonetta Fiori sottolineava la non “conclamata bibliografia” del suo quasi omonimo. Ma Fiore è un politico, e chi lo ascolta lo sa, e dunque può legittimamente dubitare e andare a verificare quanto sostiene. La Fiori, sempre parlando del Fiore, ricordava poi – lei – il caso Faurisson (un accenno provocatorio, visti i processi in ballo a Teramo, 6 giugno, e a Roma 12 giugno? C’è qualcuno che punta a un bis del processo Priebke?), addebitando allo studioso francese, che non dice cose né di destra né di sinistra, nientemeno che - udite udite – la negazione dei forni crematori. Mente casta!

Quanto a L’Unità, fa titoli e articoli da guerra civile: “dilaga la violenza nera” è il titolo di prima pagina di oggi. Ma in pagina interna si cita la versione della Digos. L’importante è comunque soffiare sul fuoco, a Roma come a Chiaiano. Per il quotidiano fondato da Gramsci e affondato da Furio Colombo e Antonio Padellaro, quello della gaffe sul padre tredicenne di Storace, il criminale assalto al negozio bengalese del Pigneto è opera sicura di neonazisti; il popolo italiano e romano in particolare è pervaso da razzismo, tranne ai Parioli e in Prati, i due quartieri privi di extracomunitari e di rom che hanno votato a maggioranza Veltroni, mentre le periferie proletarie – quelle a contatto quotidiano con il dramma dell’immigrazione senza limiti - hanno votato per Alemanno. E adesso, dopo l’allarme razzismo su zingari e bengalesi, è la volta della “resistenza” contro un gruppo di studenti vicino a Forza nuova.

Resistenza vera? Nella testa degli studenti sicuramente. Ma apro il sito Forza nuova e digito tre parole: Iraq, Libano, Kosovo. Sull’Iraq si attacca la “prepotenza” degli USA, sul Libano si difende Hezbollah, sul Kosovo si dice a chiare lettere no all’indipendenza. Toh, almeno qui, pare di ascoltare certi discorsi di certa sinistra. I miei dubbi perciò aumentano, accompagnati comunque da quattro certezze: primo, bisogna saper leggere i giornali fra le righe: nulla di più micidiale del giornalismo “militarizzato” per mutuare un attributo riferito da Scalfari qualche giorno fa alla sola politica del governo, e in realtà ben riferibile alla storia del quotidiano da lui fondato. Secondo, bisogna cogliere sempre la trasversalità delle lotte politiche, come fanno i poteri forti presenti a destra, estrema destra, sinistra e estrema sinistra. Terzo, la storia passata merita di essere passata al vaglio critico, senza confini: il fascismo storico non rappresenta più alcun pericolo reale, il vero fascismo è altrove. Quarto, Università e Scuole devono comunque essere terreno di libero confronto per tutti.

Questo soprattutto è il principio che conta in fatti come quelli di Torino (caso Pallavidini), Teramo e Roma: chi lo viola è il vero nemico della democrazia e della Costituzione, a qualsiasi schieramento o gruppo politico appartenga.

Claudio Moffa

sabato 24 maggio 2008

NEGATO L'INGRESSO IN ISRAELE ...

... ALL'EBREO NORMAN FINKELSTEIN. LO STORICO E AUTORE DE L'INDUSTRIA DELL'OLOCAUSTO FERMATO PER ALCUNE ORE DALLA POLIZIA

La notizia ha dell'incredibile. Israele è nato come lo stato per gli ebrei. I palestinesi sono stati cacciati per fare spazio agli ebrei. Ora Israele, che ha già messo in condizioni lo storico Ilan Pappe di dover fuggire, nega all'ebreo Finkelstein l'approdo alla 'terra promessa'. Perché? Ma perché Finkelstein, figlio di sopravvissuti dai campi di concentramento, non accetta la versione sionista dell'olocausto. Non accetta neanche la versione sionista della pulizia etnica dei palestinesi.
Norman Finkelstein è l'autore di libri fondamentali quali: "L'industria dell'olocausto", "Immagini e realtà del conflitto Israele-Palestina", "Beyond Chutzpah".

Mauro Manno


http://normanfinkelstein.com/article.php?pg=11&ar=1700

More on Finkelstein's arrest in Israel

US political author Norman Finkelstein denied entry to Israel0 5.23.2008 MOnsters & CriticsJerusalem -

The US political author and critic of Israel Norman Finkelstein was denied entry to the Jewish state on Friday, his lawyer said. Finkelstein landed at Ben Gurion international airport near Tel Aviv in the early morning and was told by a representative of the ministry of interior that he would not be allowed into the country on 'security' grounds, attorney Michael Sfard told dpa. 'This usually means a 10-year ban on entry,' Sfard added. Finkelstein, who is Jewish and the son of Holocaust survivors, has written critical books on Israeli policies in the Palestinian territories and on what he called 'exploitation' of the Jewish tragedy during World War II. Finkelstein has received with the fierce disapproval of some authors and academics, while others have praised his controversial works.

venerdì 23 maggio 2008

GIUSTIZIA C'E'

Ucoii contro Israele, gup Roma
proscioglie tutti gli accusati

Agenzia Reuters

giovedì, 22 maggio 2008 1.33 136




ROMA (Reuters) - Il gup di Roma ha prosciolto oggi le quattro persone accusate di istigazione all'odio razziale per la pubblicazione a pagamento di una pagina di quotidiano in cui l'Unione delle comunità islamiche in Italia (Ucoii) paragonava l'atteggiamento degli israeliani a quello dei nazisti.

Lo riferiscono fonti giudiziarie.

Lo scorso novembre la pm Maria Cordova aveva chiesto il rinvio a giudizio per il presidente dell'Ucoii Mohamed Nour Dachan, per il portavoce -- e titolare del sito "Al Hikma" -- Roberto Hamza Piccardo, per Marco Morelli e Damiano Palma, rispettivamente portavoce e presidente dell'associazione islamica Imam Mahdi.

La pagina intitolata "Ieri stragi naziste, oggi stragi israeliane" era stata pubblicata su "Resto del Carlino", "Nazione" e "Giorno".


segnalato da Andrea Carancini

giovedì 22 maggio 2008

ISRAELE, C'E' ANCHE L'ESTREMISMO EBRAICO

Ebrei bruciano il Vangelo Aspre polemiche in Israele

Articolo pubblicato il: 2008-05-21
TEL AVIV - Le immagini di decine di testi cristiani ridotti in ceneri fumanti nella cittadina di Or Yehuda, presso Tel Aviv, hanno destato ieri incredulità e sdegno in Israele. A denunciare la profanazione è stato, con grande energia, il quotidiano Maariv. Espressioni di esecrazione sono poi giunte da opinionisti, intellettuali, e da privati cittadini in conversazioni alla radio o in interventi nei siti Internet. Ma nessun esponente di governo né alcuna personalità rabbinica ha finora protestato pubblicamente. Secondo il giornale l’episodio è avvenuto giovedì quando il vicesindaco di Or Yehuda Uzi Aharon, un ebreo ortodosso sefardita, ha avuto sentore che in un rione era stata appena distribuita «propaganda di missionari». Su sua istruzione, gli allievi di un collegio rabbinico sono passati di casa in casa per raccogliere i libri (vi erano testi del Vecchio e Nuovo Testamento e anche pubblicazioni in ebraico a sostegno della dottrina di Gesù) che sono stati poi raccolti in un campo e dati alle fiamme. Maariv ha pubblicato una foto di Aharon mentre tiene in mano alcuni testi, fra cui un Vangelo; alle sue spalle si notano le ceneri fumanti di altri libri. «Non c’è dubbio che la stampa ha ingigantito la vicenda» ha lamentato ieri Aharon.
«Il rogo dei libri è stato una iniziativa spontanea di alcuni giovani, io sono arrivato a cose fatte....». «Quei testi cristiani - ha aggiunto - hanno leso i nostri sentimenti religiosi». «Secondo la nostra ortodossia, un libro che incita contro gli ebrei può essere arso» ha poi osservato.

«Se c’è motivo di scandalo - ha concluso - esso scaturisce dalle attività dei missionari cristiani, che bruciano le anime di fedeli ebrei». I testi sono stati distribuiti da “ebrei messianici” che, pur osservando i riti ebraici, credono negli insegnamenti di Gesù. Il loro numero è di circa 10-15mila, suddivisi in decine di piccole congregazioni in tutto il territorio israeliano.

martedì 6 maggio 2008

UN INCONTRO AVVOCATI-STORICI SULLA LIBERTA' DI ESPRESSIONE E DI RICERCA STORICA

dal blog andreacarancini.blogspot.com


sabato 3 maggio 2008

Olocausto e libertà di parola: un convegno


Si è tenuto ieri, venerdì 2 Maggio, nella cornice altamente suggestiva del Museo Nazionale d'Arte Orientale di Roma, un interessante convegno organizzato dal professor Claudio Moffa, ordinario di Storia e Diritto dell'Africa e dell'Asia all'Università di Teramo.

Il convegno in oggetto - che recava come titolo Web, editoria e insegnamento: le libertà minacciate? - era incentrato sull'annosa questione delle leggi anti-negazioniste in Europa e sull'influenza nefasta esercitata da tali leggi sulla libertà dei cittadini: libertà di parola, libertà di ricerca e libertà d'insegnamento. In Italia una legge anti-negazionista ancora non c'è ma la minaccia è concreta, stante la presenza nel neo-eletto parlamento di noti attivisti sionisti, che cercheranno sicuramente di emendare in senso peggiorativo il disegno di legge Mastella approvato l'anno scorso in Consiglio dei Ministri.

I relatori del convegno sono stati quattro: l'avvocato Mauro Mellini, esponente storico del Partito Radicale, il prof. Franco Cardini, lo stesso prof. Moffa, e il dr. Fortuna, avvocato che difende Moffa in relazione alle note vicende teramane del 2007 (quelle riguardanti la conferenza sull'Olocausto- poi annullata - del prof. Robert Faurisson, noto studioso revisionista).

Confesso che non ho prestato la dovuta attenzione alle prolusioni di Moffa e dell'avvocato Fortuna, stremato com'ero dalla torrenziale conferenza tenuta in precedenza da Cardini sul feroce Saladino (nel quadro delle iniziative didattiche del "MasterMattei" sul Medio Oriente), protrattasi ben oltre i limiti di tempo prefissati. Ho però ascoltato attentamente gli interventi di Mellini e dello stesso Cardini, di cui proverò a fornire una sintesi.

La motivazione del convegno era la seguente: la storia (quella ufficiale) della deportazione degli ebrei sotto il nazismo è diventata un'industria. Quest'industria, per effetto di leggi come quella italiana detta del "Giorno della Memoria", è diventata un vero e proprio tsunami mediatico in grado di travolgere, anche in Italia, il diritto di critica dei cittadini.

L'intervento di Mellini aveva per oggetto le minacce, che tale situazione comporta, per la libertà di parola in senso lato. Mellini non è un revisionista, tantomeno un revisionista dell'Olocausto. E' però preoccupato della piega presa dagli avvenimenti - anche in Italia - a partire dagli anni '90, con l'introduzione della legge Mancino. L'oratore ha affermato che la legge Mancino ha introdotto un divieto - quello della "diffusione di idee" - che in passato non era previsto neppure dal fascista Codice Rocco (che si limitava a sanzionare la "propaganda" - naturalmente quella avversa al regime dell'epoca).
Secondo Mellini, è quindi legittima persino la "diffusione di idee" basate sulla superiorità razziale, per quanto aberranti possano essere, perchè quello del reato d'opinione è un terreno sdrucciolevole che porta conseguenze dannose per tutti i cittadini.

Per quanto riguarda l'Olocausto, Mellini crede alla realtà oggettiva dello sterminio degli ebrei, ma ritiene che il divieto - per mezzo di sanzioni penali - di contestazione dello sterminio conferisca all'evento storico in questione uno status di "sacralità" inaccettabile per ogni pensatore liberale.

L'intervento di Cardini ha preso spunto dal tema dell'"Olocausto" per una riflessione sull'esercizio
della critica storica.

Anche Cardini ritiene che lo sterminio degli ebrei abbia avuto luogo. Le fonti per poterlo dimostrare - secondo lo storico toscano - però scarseggiano. Hitler infatti non ha mai firmato alcun ordine scritto che autorizzasse lo sterminio degli ebrei. Questo è un fatto che allo storico pone molti problemi, perchè non è pensabile che i funzionari di stato tedeschi dell'epoca fossero disposti a portare avanti lo sterminio di milioni di persone senza un'autorizzazione scritta. Nella conferenza di Wansee, solitamente addotta dagli storici come prova della politica nazista di sterminio, la locuzione "Soluzione Finale" non c'è: si parla invece di "Soluzione definitiva" che, a detta di Cardini, non è la stessa cosa.

Cardini ha poi aggiunto: se studio lo sterminio degli ebrei da un punto di vista scientifico, debbo pormi, prima o poi, la questione della fattibilità tecnica di tale sterminio. Quante persone era possibile gasare in quei locali per unità di tempo?

I revisionisti, sempre a detta di Cardini, si sono poste queste domande. Ogni storico dovrebbe porsele e dovrebbe rispondere ad esse in piena libertà. L'unico limite a questa libertà dovrebbe essere quello della possibilità di essere confutati dal punto di vista argomentativo: chi ha argomenti migliori - su una data questione - si faccia pure avanti (così dicendo Cardini riconosce peraltro - sia pure implicitamente - dignità storiografica alle obiezioni revisioniste contro la versione "ufficiale" dell'Olocausto, che non attengono solo la pura e semplice "libertà di parola" ma anche, e in modo significativo, la libertà di ricerca degli studiosi).

Questo però in Europa oggi non è possibile, stante la presenza di leggi anti-revisioniste che, se attuate anche in Italia, renderebbero temerarie persino posizioni come quella di Cardini, che non è certo un revisionista dell'Olocausto.

Il noto medievalista ha poi aggiunto un'ulteriore considerazione, molto importante: la repressione legale del revisionismo olocaustico non nasce da motivazioni etiche e scientifiche, come viene solitamente fatto credere. Nasce da motivazioni politiche. Le argomentazioni di Faurisson indeboliscono oggettivamente la politica portata avanti da Israele: l'annessione unilaterale di Gerusalemme, lo smembramento delle aree destinate al vagheggiato (e mai attuato) stato palestinese (per renderne impraticabile la realizzazione), la costruzione del muro di separazione tra israeliani e palestinesi.

Un convegno quindi, tutt'altro che inutile: complimenti al coraggioso prof. Moffa per averlo realizzato e, più in generale, per la sua preziosa attività di docente.

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