giovedì 20 novembre 2008

SBLOCCATO IL BLOG - TRE ARTICOLI DI AGGIORNAMENTO

Dopo circa due mesi si è sbloccato il blog 21 e 33: era capitato infatti nel settembre scorso che l’indirizzo email (yahoo), login di accesso al sito, risultava “inesistente” quando lo si provava a digitare per caricare qualche nuovo documento. Di incidenti informatici così ce ne sono capitati numerosi: lo scorso anno sono saltati improvvisamente tutti i collegamenti di un’area “riservata” di un altro nostro sito, rendendo impossibile l’accesso ai files contenutivi; prima ancora erano spariti dal nostro desktop diversi documenti, fra cui un indirizzario e – un paio d’anni fa - la copia in word di un atto giudiziario. Nel maggio-giugno scorso la spedizione di aggiornamenti vari di questo blog risultava impossibile se – attenzione – nel corpo del file era presente la dicitura “21&33”: se invece si scriveva un email sulle farfalle viste in qualche parco, il messaggio arrivava.
E’ “fascismo informatico”, il vero fascismo della nostra epoca, perché quello dei manganelli non esiste più da molto tempo e viene riesumato all’occorrenza solo per dividere e minare la forza e la crescita responsabile dei movimenti di protesta sulla base non delle etichette, ma di contenuti eventualmente condivisi: vedi Piazza Navona; o vedi nel 2002-2003 il tormentato avvio del movimento contro la guerra in Iraq e in Afghanistan, segnato in negativo da gruppi di picchiatori “di sinistra” che volevano espellere dai cortei – perchè questo era il loro problema, non la guerra pro-Israele contro Saddam Hussein - alcune decine di militanti di destra.
Ed è censura privata, quella sul nostro e su altri blog che trattano idee scomode: le “ronde giustiziere” di internet, gruppi di monitoraggio privati che suppliscono in modo banditesco all’assenza – per nostra fortuna, e per ora – di legislazioni liberticide che mettano il bavaglio “legale” alla rete: non certo i siti pornografici o politically correct, ma quelli che danno fastidio perché fanno circolare liberamente documenti e riflessioni utili a rispondere agli interrogativi – peraltro banali - suscitati da certe pagine di storia o di cronaca attuale. Laicissimi con la Chiesa e la Moschea. Terribilmente integralisti con la Sinagoga. I talebani del Talmud, tesi a distruggere non le statue di Budda, non i simboli di qualche altra religione, ma ancor più terribilmente la libera circolazione di idee e documenti utili a capire, oltre il dogma, la pagina storica del cosiddetto Olocausto. Interrogativi banali per qualsiasi storico serio e persona di buon senso: le cifre, le modalità, le cause dell’evento storico.

Torniamo dunque a usare il blog. Felici (fino a quando?) della grazia ricevuta, pubblichiamo in tutta fretta due arretrati e un articolo di ieri: due interventi di Faurisson, uno dei quali contenente un articolo del quotidiano Haaretz sui “nuovi” documenti rinvenuti in Germania, che a detta non solo dello studioso francese ma anche dell’autorevole quotidiano israeliano non sembrano tali. E subito qui sotto un articolo di ieri, sul caso Valvo, un altro docente di scuola che ha osato esprimere dubbi sul dogma dell’Olocausto in classe e in una riunione dei professori. Stanno cercando di triturarlo. Si stanno muovendo tutti, sembra, dal Ministero della Pubblica Istruzione a – si dice – la Procura. Ma la questione è come sempre complessa: a parte i soldi spesi in epoca di gravissima crisi economica per il tour ad Auschwitz di centinaia di giovani studenti, i pasdaran dell’Olocausto possono inventarsi chissà quale reato – su questo blog troverete una riflessione sulla possibile incostituzionalità della stessa “giornata delle memoria”, che peraltro è prescrittiva al massimo per i soli Presidi - ma altri possono vedere in quel che sta accadendo a via Ripetta un caso concreto di diffamazione o magari di violenza privata, articolo 610 CP. Staremo a vedere, nel frattempo esprimiamo – come già facemmo con Pallavidini - tutta la nostra solidarietà al prof. Valvo.

Claudio Moffa

Comitato 21&33


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"L´Olocausto è stato un´invenzione"
I ragazzi del liceo raccontano...

Il docente avrebbe ripetuto: "Gli italiani pensino ai loro morti e non a quelli degli ebrei"

Il professore negazionista del liceo artistico Ripetta ha illustrato le sue tesi contrarie anche agli allievi della IV C. È avvenuto sabato mattina, tre giorni dopo il consiglio di classe nel corso del quale Roberto Valvo, docente di storia dell´arte, aveva litigato con altri colleghi per aver affermato: «Non ci sono prove della Shoah, parliamo piuttosto delle vittime italiane e non degli ebrei». Concetti ripetuti in classe: «Gli ebrei hanno un po´ montato la storia dell´Olocausto e comunque io non sono d´accordo con la propaganda che si fa intorno ai campi di sterminio.

Gli italiani pensino ai loro morti e non a quelli degli ebrei». Lo hanno rivelato ieri all´uscita da scuola alcuni dei 16 alunni della IV C, due dei quali martedì sono tornati dal viaggio ad Auschwitz con il sindaco Alemanno che domenica - dopo aver letto l´articolo di Repubblica - ha annunciato: «Se i fatti descritti dovessero essere confermati, dovranno essere presi provvedimenti disciplinari». E il direttore dell´Ufficio scolastico regionale, Raffaele Sanso, ieri ha dichiarato: «Attendo la relazione della preside, avuta la quale manderò un ispettore»; la commissione disciplinare del Consiglio nazionale pubblica istruzione è stata già allertata.

Racconta una giovane della IV C: «Sabato era previsto un compito in classe ma abbiamo detto al professore che volevamo parlare del viaggio in Polonia. Lui ci ha interrotto: "No, non condivido questa idea"». Incuriositi, esterrefatti, i ragazzi hanno chiesto: «Perché?». «Parlava come se gli ebrei non fossero italiani e diceva che avevano esagerato nel raccontare i fatti». Non una negazione in toto della Shoah. «No, era come se dicesse che qualcosa c´è stato ma insinuava che mancano le prove e che fossero state create apposta. Ha detto che i forni non erano sufficienti per bruciare tutti quei corpi e che alcune foto, secondo lui, sono truccate. In particolare, sosteneva, alcuni scatti in cui tedeschi spostano i cadaveri.

Ha detto: "È impossibile resistere all´odore terribile dei corpi in decomposizione».
Alcuni studenti hanno protestato. E un ragazzo è sbottato: «Professore, ma allora lei è fascista? Lui mi ha risposto: "Più che fascista, più che nazista, sono italiano"». Aggiunge una compagna: «Lo diceva come per provocare, anche con ironia».

Il professor Valvo ieri ha fatto svolgere il compito in IV C saltato dopo la discussione di sabato e, alla richiesta di una dichiarazione, ha risposto ai giornalisti solo con un «andatevene via». Ad alcuni colleghi ha detto di essere stato provocato e frainteso. In passato il docente, che rischia dalla censura all´allontanamento per incompatibilità ambientale, non aveva mai manifestato teorie negazioniste. Sabato ai suoi allievi ha detto: «Per filmare i campi di sterminio dopo la liberazione hanno mandato Alfred Hitchcock, dovevano mandare un regista più imparziale».

Fonti:

http://www.politicamentecorretto.com/index.php?news=1712

http://www.ladestra.info/?p=17963

http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=13832


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