E’ “fascismo informatico”, il vero fascismo della nostra epoca, perché quello dei manganelli non esiste più da molto tempo e viene riesumato all’occorrenza solo per dividere e minare la forza e la crescita responsabile dei movimenti di protesta sulla base non delle etichette, ma di contenuti eventualmente condivisi: vedi Piazza Navona; o vedi nel 2002-2003 il tormentato avvio del movimento contro la guerra in Iraq e in Afghanistan, segnato in negativo da gruppi di picchiatori “di sinistra” che volevano espellere dai cortei – perchè questo era il loro problema, non la guerra pro-Israele contro Saddam Hussein - alcune decine di militanti di destra.
Ed è censura privata, quella sul nostro e su altri blog che trattano idee scomode: le “ronde giustiziere” di internet, gruppi di monitoraggio privati che suppliscono in modo banditesco all’assenza – per nostra fortuna, e per ora – di legislazioni liberticide che mettano il bavaglio “legale” alla rete: non certo i siti pornografici o politically correct, ma quelli che danno fastidio perché fanno circolare liberamente documenti e riflessioni utili a rispondere agli interrogativi – peraltro banali - suscitati da certe pagine di storia o di cronaca attuale. Laicissimi con la Chiesa e la Moschea. Terribilmente integralisti con la Sinagoga. I talebani del Talmud, tesi a distruggere non le statue di Budda, non i simboli di qualche altra religione, ma ancor più terribilmente la libera circolazione di idee e documenti utili a capire, oltre il dogma, la pagina storica del cosiddetto Olocausto. Interrogativi banali per qualsiasi storico serio e persona di buon senso: le cifre, le modalità, le cause dell’evento storico.
Torniamo dunque a usare il blog. Felici (fino a quando?) della grazia ricevuta, pubblichiamo in tutta fretta due arretrati e un articolo di ieri: due interventi di Faurisson, uno dei quali contenente un articolo del quotidiano Haaretz sui “nuovi” documenti rinvenuti in Germania, che a detta non solo dello studioso francese ma anche dell’autorevole quotidiano israeliano non sembrano tali. E subito qui sotto un articolo di ieri, sul caso Valvo, un altro docente di scuola che ha osato esprimere dubbi sul dogma dell’Olocausto in classe e in una riunione dei professori. Stanno cercando di triturarlo. Si stanno muovendo tutti, sembra, dal Ministero della Pubblica Istruzione a – si dice – la Procura. Ma la questione è come sempre complessa: a parte i soldi spesi in epoca di gravissima crisi economica per il tour ad Auschwitz di centinaia di giovani studenti, i pasdaran dell’Olocausto possono inventarsi chissà quale reato – su questo blog troverete una riflessione sulla possibile incostituzionalità della stessa “giornata delle memoria”, che peraltro è prescrittiva al massimo per i soli Presidi - ma altri possono vedere in quel che sta accadendo a via Ripetta un caso concreto di diffamazione o magari di violenza privata, articolo 610 CP. Staremo a vedere, nel frattempo esprimiamo – come già facemmo con Pallavidini - tutta la nostra solidarietà al prof. Valvo.
Comitato 21&33
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"L´Olocausto è stato un´invenzione"
I ragazzi del liceo raccontano...
Il docente avrebbe ripetuto: "Gli italiani pensino ai loro morti e non a quelli degli ebrei"
Il professore negazionista del liceo artistico Ripetta ha illustrato le sue tesi contrarie anche agli allievi della IV C. È avvenuto sabato mattina, tre giorni dopo il consiglio di classe nel corso del quale Roberto Valvo, docente di storia dell´arte, aveva litigato con altri colleghi per aver affermato: «Non ci sono prove della Shoah, parliamo piuttosto delle vittime italiane e non degli ebrei». Concetti ripetuti in classe: «Gli ebrei hanno un po´ montato la storia dell´Olocausto e comunque io non sono d´accordo con la propaganda che si fa intorno ai campi di sterminio.
Gli italiani pensino ai loro morti e non a quelli degli ebrei». Lo hanno rivelato ieri all´uscita da scuola alcuni dei 16 alunni della IV C, due dei quali martedì sono tornati dal viaggio ad Auschwitz con il sindaco Alemanno che domenica - dopo aver letto l´articolo di Repubblica - ha annunciato: «Se i fatti descritti dovessero essere confermati, dovranno essere presi provvedimenti disciplinari». E il direttore dell´Ufficio scolastico regionale, Raffaele Sanso, ieri ha dichiarato: «Attendo la relazione della preside, avuta la quale manderò un ispettore»; la commissione disciplinare del Consiglio nazionale pubblica istruzione è stata già allertata.
Racconta una giovane della IV C: «Sabato era previsto un compito in classe ma abbiamo detto al professore che volevamo parlare del viaggio in Polonia. Lui ci ha interrotto: "No, non condivido questa idea"». Incuriositi, esterrefatti, i ragazzi hanno chiesto: «Perché?». «Parlava come se gli ebrei non fossero italiani e diceva che avevano esagerato nel raccontare i fatti». Non una negazione in toto della Shoah. «No, era come se dicesse che qualcosa c´è stato ma insinuava che mancano le prove e che fossero state create apposta. Ha detto che i forni non erano sufficienti per bruciare tutti quei corpi e che alcune foto, secondo lui, sono truccate. In particolare, sosteneva, alcuni scatti in cui tedeschi spostano i cadaveri.
Ha detto: "È impossibile resistere all´odore terribile dei corpi in decomposizione».
Alcuni studenti hanno protestato. E un ragazzo è sbottato: «Professore, ma allora lei è fascista? Lui mi ha risposto: "Più che fascista, più che nazista, sono italiano"». Aggiunge una compagna: «Lo diceva come per provocare, anche con ironia».
Il professor Valvo ieri ha fatto svolgere il compito in IV C saltato dopo la discussione di sabato e, alla richiesta di una dichiarazione, ha risposto ai giornalisti solo con un «andatevene via». Ad alcuni colleghi ha detto di essere stato provocato e frainteso. In passato il docente, che rischia dalla censura all´allontanamento per incompatibilità ambientale, non aveva mai manifestato teorie negazioniste. Sabato ai suoi allievi ha detto: «Per filmare i campi di sterminio dopo la liberazione hanno mandato Alfred Hitchcock, dovevano mandare un regista più imparziale».
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