domenica 30 novembre 2008

ASSALTO A INTERNET: A BRUXELLES IL COLPO DI MANO E' STATO DOPPIO

Il 28 novembre scorso il colpo di mano è stato doppio a Bruxelles. Giornali e agenzie hanno diffuso la notizia della vergognosa “decisione quadro” che sarebbe stata varata dai “ministri della Giustizia dell’UE” (assente però il nostro Alfano) e che obbligherebbe i Parlamenti sovrani degli Stati Europei a varare entro due anni leggi per punire col carcere “da 1 o 3 anni” non solo chi “incita” all’odio razziale, ma anche “chi condona o nega atti di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra, in base alla definizione della Corte Penale internazionale e del Tribunale di Norimberga”.
Ma oltre a questo provvedimento i “ministri della giustizia dell’UE” hanno deciso – Quali ministri? Quanti assenti? – una “nuova strategia della Commissione UE per rafforzare la lotta contro la criminalità informatica”, fondata sull’istituzione di “squadre di pattugliamento online e più collaborazione tra forze di polizia”. I crimini da perseguire non sono solo i classici fishing (induzione subdola a fornire i propri dati, ad esempio bancari, per rubare soldi dai conti correnti), spamming (invio illecito di messaggi in grande quantità via email, qualora non graditi ai destinatari), e pedopornografia – reati per cui tutti i paesi europei hanno a disposizione già leggi di contenimento e punizione - ma anche la “pubblicazione di contenuti illegali”.
Se si combina questo dispositivo a quelli contenuti nell’altra “decisione quadro” sopra ricordata, è chiaro l’intento di Barrot: la polizia informatica dovrà dare la caccia, oltre che ai pedopornografi, anche a chiunque voglia discutere liberamente, ad esempio, dei “genocidi” della storia. Sono da notare fra l’altro due appendici anch’esse inquietanti: la prima è la messa a punto di una “piattaforma” affidata all’Europol – tramite fondo già approvato – in base alla quale investigare e agire. La seconda è l’istauranda collaborazione “tra polizia e settore privato” nella caccia ai “cyber criminali”: chiunque abbia esperienze di internet e siti web, sa bene che alcuni grandi server già operano forme di censura occulta o indiretta nei confronti di web politically uncorrect, che offrono cioè contenuti diversi da quelli spesso omologati sulle grandi reti massmediatiche televisive o a stampa.
Questo nuovo provvedimento europeo, non si sa quanto effettivamente meditato da tutti i governi nazionali – tranne forse quello francese vista la nazionalità di Barrot e il turno di presidenza attuale, affidato appunto a Parigi – porta sicuramente acqua al mulino di tutti coloro che in Italia e nel resto dell’Europa vogliono mettere il bavaglio a internet proprio sui contenuti del cosiddetto revisionismo storiografico (vedi il progetto Ruben): la rete, che è anche formidabile strumento sia di diffamazione permanente e "anonima" sia di controllo di quel che pensano i cittadini “qualunque” di quale che sia paese, è comunque un grande spazio di libertà di parola e di opinione per tutti, indipendentemente dalle proprie opinioni politiche e ideologiche: la nuova iniziativa di Barrot suona perciò molto pericolosa, e c’è da augurarsi che i diversi parlamenti nazionali intervengano per contrastarla ovvero delimitarla rigorosamente ai veri crimini informatici, pena una deriva decisionista targata Bruxelles sempre più dannosa e lesiva sia delle libertà dei cittadini dell'Unione sia delle sovranità nazionali.

Claudio Moffa

1 commenti:

Anonimo ha detto...

Sono nauseato .